Cuore di Carta

Guelfo si decise di accendere la luce. Erano quasi le quattro, ma per quella notte il sonno sembrava dimenticato. Non da Baltazar che, intanto, si era sistemato in una poltrona e russava tranquillo. E poi l’indomani era sabato e non aveva niente da fare.
di Riccardo Zucconi

 

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Cuore di Carta

L’aveva conosciuta alle elementari, in via Laura, dalle suore. Lui ci andava fin dalla prima perché era una buona scuola, vicino a casa. Francesca era arrivata in seconda, a metà anno, dopo averne lasciata una in Oltrarno dove non si era trovata bene. Avevano fatto amicizia e consumato tutti i riti di quella prima infanzia. Le feste dei bambini, i giochi ai giardini, e una quotidianità intensa, dalle otto e mezzo di mattina alle quattro e mezzo del pomeriggio.
Francesca era più sveglia, sempre la più brava, sempre la prima. Primo banco, primo premio. Anche troppo responsabile. Carica di encomi e di medaglie.
Guelfo, pigro, navigava a vista, senz’infamia e senza lode. Aspettava a gloria la ricreazione per scatenarsi sul campo di calcio. Esplorava la grande scuola da cima a fondo, cercando di sottrarsi il più possibile alla vista dei maestri e delle suore.

I Meandri dei corridoi si snodavano all’infinito, salendo e scendendo. Lunghi nastri di graniglia giallina consumata da milioni di passi. Guelfo li percorreva con piglio sicuro, insieme ad altri due o tre ardimentosi. Di solito cominciavano dalle soffitte piene di casse, di casse di vecchi libri e vecchi registri, dei costumi delle recite, persino di alcune parrucche e di uno scheletro, un tempo usato nell’aula di scienze. Battevano sui muri alla ricerca di qualche tesoro.  Che ridere quando avevano scovato centinaia di vasi da notte, ordinati in pile altissime.
<< Qui è dove la facevano le suore, quelle piscione!>>
E ne avevano portati una decina in classe, facendo scoppiare un casino micidiale. Erano arrivati tre giorni di sospensione e a casa le aveva buscate. MA ne era valsa la pena. Se lo ricordava ancora oggi.

Guelfo aveva un fratello, Lorenzo, di alcuni anni più grande, che faceva le medie nella stessa scuola. Era lui che l’accompagnava avanti e indietro, l’aiutava nei compiti, si informava con gli insegnanti, che prima erano stati suoi.
<< Come va il mio fratellino?>>

<< Bene, Lorenzo, bene. Ma te eri un’altra cosa, Guelfo è così irrequieto>>.
I genitori erano molto presi dal lavoro e si erano piacevolmente sorpresi nel vedere di come potevamo tranquillamente affidare Guelfo al fratello maggiore. Lorenzo se lo portava sempre con sé. Si vedeva Guelfo trottargli alle calcagna, con la fiducia e l’allegria di un lupacchiotto che segue il capo branco.
Un delle prima cose che ricordava nitidamente era quando un temporale li aveva sorpresi in pizza d’Azeglio e si erano riparati sotto uno dei grandi platani. La terra bagnata, a pochi passi dai suoi piedi, li avvolgeva in quel profumo magico, il sospiro della terra riarsa che ringraziava per quell’acqua tanto agognata. Da allora quel profumo gli era rimasto dentro.

<< Vieni, andiamo a casa, tanto non smette di piovere e poi non lo sai che è pericoloso stare sotto gli alberi durante un temporale?. Se viene un fulmine l’albero lo attira e ci incenerisce>>.

Guelfo non lo sapeva. Aveva sei anni e non sapeva nemmeno cosa voleva dir e incenerire.

….. tratto da Cuore di Carta di Riccardo Zucconi, Ed. Mauro Pagliai,2013, pag. 142,  Euro, 10,00 -ISBN 978-88-564-0295-7

 

    Redazione
 (18/05/2015)

 

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